…c’è di mezzo il mare

Riprendo in mano il filo del post precedente (Tra il dire e il fare…) Già! Come sappiamo a parlare sono bravi tutti ma poi dalle parole bisogna passare ai fatti, e non solo…

Qualunque amministratore, pubblico o privato che sia, tende sempre a supportare il proprio operato con un elenco di azioni che si sono realizzate durante il proprio mandato: ma siamo sicuri che sia una buona strategia e che sia sufficiente ad assolvere l’amministrazione stessa?

Rimetto in testa il cappello di psicologo e formatore per sottolineare alcuni aspetti che ritengo fondamentali per una corretta gestione della cosa pubblica (e non solo).

Smarcato il punto sull’importanza del passaggio tra il dire e il fare, ce n’è uno ancora più fondamentale che è il passaggio tra il fare e il saper fare.

Non basta fare qualcosa, occorre fare la cosa giusta, la cosa più importante per quel momento, e per il futuro, e occorre farla bene, ci vogliono capacità, abilità, esperienza e lungimiranza: occorre chiedersi non solo cosa è importante oggi ma cosa sarà importante domani, in poche parole ci vuole lungimiranza.

Come sappiamo uno dei maggiori problemi dell’amministrazione pubblica è la carenza di risorse umane ed economiche per cui è fondamentale non sprecare nemmeno un’ora di lavoro e nemmeno un euro, occorre individuare quindi con chiarezza obiettivi e priorità e procedere con grande determinazione al loro raggiungimento.

Ma per evitare pericolosi scivoloni che, viceversa, costano moltissimo in termini di risorse e arrecano danni alla popolazione (Tempio Crematorio e Canale Scolmatore vi ricordano qualcosa?) è importantissimo un ulteriore elemento: saper essere!!!

Saper essere rappresenta le competenze trasversali utilizzate in più ambiti (come comunicare, parlare in pubblico, capacità di lavorare in gruppo ecc.) e riguarda la capacità di essere. Occorre saper ascoltare, mettersi in discussione in ogni momento, essere aperto all’altro, abbandonare ogni forma di arroganza, conoscere bene se stessi, i propri limiti e le proprie peculiarità, mediare, ottenere il consenso volta per volta e capire le esigenze e le opinioni degli altri.

Come vedete è un percorso in salita… non bastano pochi slogan preconfezionati o uno sterile elenco di azioni messe in pratica per poter applaudire a un buon operato.

Nessuno deve avere la presunzione di saper fare le cose meglio degli altri, bisogna attivare quello che si chiama ascolto attivo e poi avere la capacità di sintesi e la capacità di mantenere la rotta.

Infine è fondamentale il lavoro di gruppo che deve declinarsi in una doppia direzione: come attività volta alla costituzione di un gruppo di lavoro quanto al conseguimento di un risultato.

Mi scuso con voi se vi ho annoiato ma sono temi legati oramai a trent’anni di vita professionale e che, sinceramente, mi fanno soffrire quando li vedo mal applicati da dilettanti allo sbaraglio.

Meditate!